15. nov, 2016

SI VINCE (ANCHE) PENSANDO DI VINCERE

Siamo stati di recente chiamati ad osservare una squadra dilettantistica di bambini nati nel 2006. Pur senza contare fenomeni destinati alla Serie A, ci siamo trovati di fronte un potenziale tecnico discreto. In particolar modo durante gli allenamenti si è messo in evidenza un ottimo spirito di squadra che permetteva in modo evidente a tutti i componenti di sentirsi a proprio agio e divertirsi senza subire il giudizio degli altri.
Il quesito che ha portato però l’allenatore a richiedere il nostro intervento riguardava il fatto che, nonostante il buon clima di gruppo, il lavoro costante, le capacità tecniche che si vedevano sensibilmente migliorare con l’allenamento… i ragazzi non riuscissero di fatto mai a vincere nessuna partita, neppure quando le squadre che incontravano risultavano del tutto “alla loro portata”.
L’osservazione sia in allenamento che in partita e la possibilità di parlare con i ragazzini, ha messo in luce in modo evidente un atteggiamento mentale che – a vario livello – era divenuto comune a tutta la squadra. Partiti infatti un paio d’anni prima con un campionato che li aveva visti qualificarsi ultimi (vuoi perché erano una squadra “appena nata”, vuoi perché contavano qualche elemento più piccolo di età rispetto al target delle altre squadre), si erano fatti l’idea di essere in sostanza dei perdenti. L’atteggiamento inoltre del team di allenatori che li spronava a non dar peso al risultato, con la chiara intenzione di abbassare le aspettative ansiogene, non faceva involontariamente che rinforzare l’idea che anche i Mister non credessero nel loro potenziale. Di conseguenza l’approccio alla partita era “Speriamo di non prendere troppi goal”…
Nessuno entrava in campo pensando di potercela fare e anche i più capaci e i più determinati, pur nella piena convinzione di mettercela tutta e dare il proprio massimo, iniziavano la partita dicendo a se stessi “Cerchiamo di non rimanerci male se la partita non andrà bene”.
Questo, che è quello che viene definito “dialogo interno” (o Self Talk), ha però un enorme potere sulla capacità di concentrazione e di conseguenza sul livello di performance che può essere raggiunto. Attraverso tecniche di Mental Coaching si è pertanto insegnato ai ragazzi prima di tutto a riconoscere quelli che erano i loro spontanei pensieri negativi (di cui perlopiù non erano nemmeno consapevoli) e a trasformarli intenzionalmente in pensieri positivi, sperimentando come, già in fase di preparazione della partita, fossero in grado di modificare sostanzialmente l’atteggiamento complessivo della squadra.
Fin dalla prima partita successiva a questo lavoro (finita 2 a 2) è stato possibile notare (a detta degli allenatori, ma anche dei genitori) una maggiore determinazione e un’elevata capacità di concentrazione in tutti i ragazzi, che all’allenamento successivo hanno riferito di essersi stancati di meno e divertiti di più… a prescindere dal risultato!