23. nov, 2016

POCO RISPETTO PER IL CALCIO IN ROSA

Nei decenni passati sui campi di calcio, una porzione importante per la mia formazione, soprattutto culturale, è stata allenare la scuola calcio femminile di un team di alto livello. Sono passati una quindicina di anni da allora e sono stati fatti diversi passi avanti, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo (adesso sono più di 20.000 le iscritte in Federazione), ma è sconcertante come esista ancora, nel nuovo millennio, un muro quasi invalicabile per riconoscere i diritti delle donne anche nell'ambito del professionismo sportivo.
Ebbene si, in Italia, il calcio femminile è dilettantistico e tutto ciò nasce da un'incredibile legge approvata il 4 marzo 1981 che, in buona sostanza, vieta alle donne italiane di raggiungere il professionismo sportivo (vi risparmio gli articoli anacronistici contenuti nella legge).
Nonostante petizioni è iniziative varie, non ultima una proposta dello scorso anno di modifica della legge stessa, non si è ancora arrivati ad uno sblocco concreto. E' anche vero che non vi è un immobilismo assoluto: si sono strutturati dei settori giovanili di squadre esclusivamente femminili (una volta esistevano solo le under19), si sono affiliate squadre femminili a squadre professioniste maschili (proprio quest'anno in maniera significativa), e le prestazioni delle squadre (e delle giocatrici) italiane hanno cominciato ad avere un certo appeal negli altri Paesi d'Europa dove la situazione è decisamente più evoluta.
Tutto ciò, è evidente, non basta! Senza il professionismo il movimento non può avere un'accelerazione sufficiente per far crescere il settore. Ed è un grave errore! E questo viene supportato dai fatti: negli USA , il cosiddetto paese leader del mondo libero, il calcio è il primo sport in rosa! In Germania, nei Paesi Bassi e perfino in Norvegia, hanno colto la possibilità di attrarre i media e gli sponsor per una nuova frontiera economica.
Ma la vera amarezza sta nel fatto che le giovani (e le loro famiglie) che si avvicinano a questo sport non fanno meno sacrifici deicolleghi maschi, ma non possono pensare di fare della loro passione un lavoro; mentre l'arca dorata accoglie, magari, quel giovane che fu ridicolizzato da quella ragazzina quando ancora si poteva giocare allo stesso livello... stesse regole...
e stessi diritti!