15. feb, 2017

OCCUPARSI DEI GIOVANI… NON È PER TUTTI!!

In seguito ad un increscioso evento, di cui sono stata indiretta testimone e che alla fine di queste righe vi racconterò, ho sentito l’esigenza di riflettere su quello che dovrebbe essere il ruolo del Responsabile di un Settore Giovanile in una Società Sportiva.

Va premesso (anche se sarebbe bello darlo per scontato) che la formazione di giovani calciatori non può prescindere dagli obblighi etici e morali, insiti in ogni percorso educativo, che prevedono ci si occupi e preoccupi, oltre che della crescita fisica e tecnica, anche dello sviluppo e dell’interiorizzazione di valori, quali il rispetto verso gli altri, la responsabilità e l’impegno, il saper accettare le regole e le sconfitte mantenendosi corretti. E ciò al fine di contribuire alla strutturazione non solo di atleti, ma di persone, di individui capaci di andare nel mondo (anche lontano da un campo da calcio) nel modo più virtuoso possibile.

Il Responsabile del Settore Giovanile dovrebbe pertanto essere quello che per primo incarna questi valori e che è in grado, avendoli fatti propri, di trasmetterli con l’esempio, nel suo operato quotidiano di mediazione tra la Società, i tecnici, i ragazzi e i genitori.

Si tratta sicuramente di un compito difficile, in cui le capacità diplomatiche possono essere messe a dura prova e dove non sempre è semplice e fattibile trasferire a giovani e famiglie un profondo senso di fiducia nel progetto e nel personale tecnico.

Spesso, per ignoranza e superficialità, si creano spaccature tra allenatori e genitori, che perdono di vista il fine ultimo del benessere del ragazzo, innescando un braccio di ferro in cui vicendevolmente squalificano il ruolo e invadono gli spazi di competenza educativa altrui. È a questo punto che il Responsabile del Settore Giovanile può diventare una figura imprescindibile, per ricucire gli strappi e riportare gli uni e gli altri all’interno del proprio giusto posto; aiutando la famiglia a comprendere le scelte tecniche (che possono sì essere giustificate, ma non messe in discussione) e i tecnici a riconoscere i genitori come i principali riferimenti dei ragazzi, con i quali è necessario confrontarsi e collaborare.

Perché questo ruolo di “trait d’union” risulti possibile ed efficace, è necessario però che il Responsabile del Settore Giovanile possieda alcune “skills” in particolare: una buona capacità comunicativa ed assertiva; empatia ed obiettività di giudizio; capacità di riconoscimento e rispetto dei diversi ruoli. Sono indispensabili inoltre la presenza sul campo, la disponibilità all’ascolto e la capacità di gestire i conflitti e le emozioni.

È attraverso queste caratteristiche personali e professionali che può mettersi a disposizione dei diversi interlocutori e aiutarli a convergere verso l’unico obiettivo comune della crescita sana del ragazzo e dell’appartenenza alla società e al progetto che propone.

In virtù di quanto sin qui detto, è impensabile per me riuscire ad accettare che il Responsabile di un Settore Giovanile di una squadra professionistica abbia fatto irruzione nello spogliatoio, durante l’intervallo di una partita in cui i ragazzi erano sotto di 2 goal, insultando, minacciando e scagliando oggetti contro gli stessi giocatori… Una perdita di controllo che, a parer mio, avrà prodotto un danno che neppure le successive scuse (necessarie e dovute, ma pur sempre insufficienti) potranno riparare. E ciò perché, inevitabilmente, sarà passato il ben più forte messaggio che conta più il risultato del rispetto delle persone.

E’ difficile, lo ripeto, svolgere questo ruolo in maniera efficace, ma è un compito baricentrico per lo sviluppo psico-sociale, perché si va ben oltre al calcio! Non è un ruolo di ripiego, non va considerata una mansione di passaggio, non si possono intraprendere azioni dettate dall’istinto, ma vanno ponderate nel dettaglio. Ci sono persone che hanno fatto la differenza, in questo ruolo; mi piace citare Fermo (Mino) Favini, che ha fatto la fortuna dei settori giovanili di Atalanta e Como, e ha cambiato la vita di tanti giovani. Per concludere riporto alcune sue recenti parole: "se aspiri a diventare un buon responsabile di un settore giovanile, servono preparazione tecnica ed una costante implementazione fisica ed atletica, ma è prioritario anche lo stato psicologico dei ragazzi, ancor prima della tattica e della forma; il carattere, il sacrificio, la consapevolezza di giocare per la squadra, e soprattutto il libero sfogo al divertimento".