"Vi è un originale legame tra profitto e solidarietà"

(Papa Francesco)

  

    • L’ANALISI DEL BISOGNO

In un’epoca storica dove bullismo e cyber-bullismo riempiono le cronache quotidiane, diviene indispensabile fornire ai giovani e giovanissimi delle alternative sane che li coinvolgano, li appassionino e li stimolino ad investire le proprie energie. Alternative che siano – recuperando i valori del passato – “più sociali e meno social”.

Peraltro le ricerche di Criminologia evidenziano come i comportamenti delinquenziali siano la conseguenza di una mancata interiorizzazione dei processi di cooperazione e socializzazione e dell’incapacità del singolo di adattarsi al sociale.
Il bisogno di sentirsi appartenenti a un gruppo fa sì che soggetti soli e insicuri, col bisogno di dimostrare un coraggio e un’autonomia che in realtà non sentono di avere, si leghino a contesti e persone devianti.

Un altro aspetto che preoccupa sempre di più la realtà sociale italiana è quello della dispersione scolastica: in base ai dati Istat, nel 2014 il tasso di abbandono sarebbe stato del 17%, con punte, in Sicilia e in Sardegna, del 25%, laddove l’obiettivo europeo è stato posto per il 2020 al 10%. Tale problema riguarda peraltro soprattutto la popolazione maschile e sembra essere determinato da vari fattori sia di tipo ambientale che legati a una scarsa autostima.

Da non sottovalutare, accanto a questi dati, seppur appaia meno grave, il crescente fenomeno dell’abbandono sportivo precoce, con pesanti conseguenze dal punto di vista dello sviluppo psichico e fisico. Secondo recenti dati Istat infatti, intorno ai 10 anni pratica sport circa il 70% dei bambini, che si riduce intorno ai 18 anni al 55%, poco più della metà degli adolescenti!

 

 

  • LA PREMESSA

Lo sport fornisce, soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza, uno dei principali contesti educativi, di socializzazione ed inclusione sociale. In quanto tale, può essere utilizzato come uno degli strumenti più importanti di prevenzione e cura del disagio minorile. Il calcio in particolare nel nostro Paese raduna un numero elevatissimo di bambini e ragazzi e può diventare un “campo” di crescita personale dove apprendere valori quali l’amicizia, il rispetto delle regole e degli impegni presi, la perseveranza, l’abitudine a ritmi e modalità di vita sani, ma anche rinforzare aspetti di sé quali l’autostima, la determinazione, la concentrazione, la capacità di gestire le emozioni…

L’idea di fondo su cui si spera di poter sensibilizzare sempre di più le Società sportive, è che sia necessario – in particolar modo quando ci si interfaccia con bambini e/o ragazzi nell’età dello sviluppo – tener presente che non si ha di fronte solo dei potenziali calciatori dotati di più o meno talento, di più o meno capacità tecniche, ma delle persone la cui personalità è ancora in via di strutturazione. Perché quindi si possa realmente investire sul loro potenziale calcistico, è necessario che siano messi nella condizione di rendere al meglio e ciò può accadere solo se si tengono in gran conto i risvolti psicologici. Con questo ci si riferisce alle caratteristiche temperamentali di ciascuno, ma anche alle sue capacità relazionali rispetto alla squadra e al suo ambiente di appartenenza.

 

 

  • IL PROGETTO

Il Progetto “Calcio Profiler” prevede pertanto una fase di “screening”, in cui uno psicologo sportivo, in collaborazione con un tecnico in grado di integrare le riflessioni psicologiche con gli aspetti più prettamente “calcistici”, effettui un’osservazione e valutazione di tutti i ragazzi appartenenti alle squadre coinvolte (dagli Esordienti agli Juniores), così da restituire (ad allenatori e famiglie, in caso di minorenni) un profilo di personalità in grado di evidenziare i punti caratteriali di forza e le aree di miglioramento, oltre alle valutazioni relative al potenziale atletico. Ciò allo scopo di consentire allo staff tecnico di avere accesso ad informazioni ed indicazioni utili per trovare il miglior modo di relazionarsi al singolo ragazzo e permettere lo sviluppo di tutte le sue risorse. Ma in secondo luogo, anche al fine di identificare precocemente i primi segnali di disagio e poterli discutere con i nuclei familiari di appartenenza, così da ipotizzare ed eventualmente avviare possibili interventi riparativi.

In particolare l’analisi verterà sulle seguenti aree: l’autostima, la gestione dello stress, dell’ansia agonistica e delle emozioni in generale, la capacità di attenzione e concentrazione, l’impulsività, la motivazione, l’assertività, la capacità di darsi degli obiettivi e di perseguirli, lo stile relazionale con il mondo esterno.

Inoltre verrà valutato anche lo stile dell’allenatore, in base alle capacità comunicativa e di gratificazione, all’autorevolezza, all’amicalità e la sua relazione con la squadra.